Annuncio Conferenza Nazionale GDPR Day 2026
Conferenza Nazionale GDPR Day 2026: data, location e tante novità
Appuntamento il 29 Ottobre a Bologna, al Grand Tour Italia
A pochi mesi dall’edizione 2025 (qui il video), il Club Nazionale Cyberprotection annuncia la nuova data della Conferenza Nazionale GDPR Day, giunta alla sua 16esima edizione. L’appuntamento è giovedì 29 ottobre, nella cornice del Grand Tour Italia di Bologna, città che, come ogni anno, vedrà convergere professionisti da tutte le regioni d’Italia.
Tra i primi autorevoli interventi già confermati, la partecipazione di una figura Head of Data Protection & Information Security di una grande azienda, che interverrà in una tavola rotonda composta da CISO e che porterà una testimonianza diretta su approcci, modelli organizzativi e sfide operative connesse alla protezione dei dati personali e alla sicurezza delle informazioni in contesti industriali complessi.
Per l’edizione 2026 hanno già confermato la loro partecipazione, in qualità di Platinum Sponsor, Privacy Evo, Seeweb e Momit, tutte aziende anche Supporter Sponsor del Club Nazionale Cyberprotection. In particolare, Privacy Evo rinnova il proprio impegno a fianco del GDPR Day per il quarto anno consecutivo, confermando una collaborazione continuativa e fortemente orientata alla diffusione della cultura sulla protezione dei dati.
L’Agenda sarà arricchita già nelle prossime settimane, integrando contributi specialistici e approfondimenti verticali. Anche per l’edizione 2026, il GDPR Day sarà un momento di aggiornamento qualificato e di confronto operativo sui temi della Privacy, della Data Protection e della Cyber Security, rivolto a imprese, pubbliche amministrazioni e professionisti, tutti chiamati a rispondere alle sfide sempre crescenti della protezione dei dati e delle informazioni.
Nell’area espositiva, largo spazio è dedicato alle associazioni di settore, con l’obiettivo di sostenere la diffusione della cultura giuridica e della protezione dei dati personali. Tra queste, Privacy Academy, associazione dedicata alla formazione e approfondimento sui temi della privacy, e AboutPrivacy, particolarmente attiva nella tutela dei minori.
Intelligenza Artificiale = Ignoranza Reale (2° Parte)

Proseguono sotto le riflessioni di "Intelligenza Artificiale = Ignoranza Reale (1° Parte)" con la seconda parte...
Per capire meglio, si devono approfondire alcuni aspetti solo larvatamente cennati dalle domande formulate precedentemente.
Premetto un antefatto per seguire meglio il ragionamento: le mode della informatica. Gli slogan del passato: ricordate il cloud? Tutto era buono perché era in cloud. Tutti si precipitavano ad avere e offrire servizi in cloud per essere “a la page”, la tecnologia del momento che faceva molto moderno, evoluto ecc. Se era in cloud era sicuramente l’ultimo grido della evoluzione tecnologica.
In realtà quella che personalmente definisco “la grande truffa”: riportava indietro l’informatica di alcuni decenni, alle architetture master-slave tipiche del mainframe-terminale dove i dati e i programmi soggiacevano al controllo di pochi, mentre i terminalisti erano dei poveri esecutori di data entry che alimentavano banche dati sulle cui finalità non avevano alcun tipo di visibilità ma neanche alcuna contezza.
Con il cloud (ossia nuvola) si ottenebrava non solo la vista ma anche il cervello degli utilizzatori di quel “sistema”. Nessuna possibilità di controllo di dove finissero i dati, nessuna possibilità di verifica dell’uso che ne veniva fatto, nessuna possibilità di accertare” dove” realmente fossero, di quante copie ne esistessero, di chi poteva entrarne in possesso, per quali scopi, ecc. Nessuna possibilità di esercitare il diritto alla privacy e di tutela della riservatezza, visto che neanche era possibile capire a quale forum competente fosse possibile rivolgersi nel caso se ne avesse bisogno. Il proprietario del cloud? Il proprietario del servizio in cloud? L’utente che sfrutta un servizio cloud per costruire a sua volta un servizio specifico sempre in cloud? Molti casi di cronaca anche nera avvenuti negli anni passati hanno evidenziato questi problemi portati alla ribalta da conflitti a carattere internazionale: il caso del cellulare di una persona morta dove il produttore si rifiutava di effettuare lo sblocco della password per gli eredi del defunto, oppure la guerra tra un detentore di un cloud in America e i Paesi europei per tasse e simili evasi, oppure la stessa diatriba per la differente interpretazione del concetto di privacy tra gestori di piattaforme e soggetti interessati a vario titolo ai contenuti delle stesse piattaforme. Ma anche così si ha solo una larvata idea dei problemi generati da questi mostri della informatica.
Report scientifico Progetto di ricerca "Civil society organizations in Europe"

L’anno scorso, e precisamente nei mesi di maggio, giugno e luglio 2024, la ns. Associazione ha collaborato al progetto di ricerca “Civil society organizations in Europe”, condotto in collaborazione con università di nove paesi europei (Belgio, Lituania, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna e Svezia).
Con piacere condividiamo i primi risultati aggregati della ricerca del report scientifico stilato dal Prof. Andrea Pritoni Alma Mater - Studiorum dell'Università di Bologna inseme ai suoi collaboratori. Si tratta di un prodotto della ricerca preliminare, ancorché completo e sistematico. Rportiamo qui una parte dell'introduzione del report:
"Tra i tanti attori che popolano la scena politica, non soltanto nel nostro paese, le associazioni di rappresentanza soffrono di un limitato interesse da parte della letteratura politologica. Altri corpi intermedi, infatti, monopolizzano l’attenzione degli studiosi, primi tra tutti i partiti politici. Le ragioni sono note, e non vale la pena ricordarle in queste pagine: basti soltanto, a mo’ di esempio, segnalare l’importanza che i partiti hanno storicamente avuto in Italia, sin dagli albori del periodo repubblicano, nella gestione del potere e nell’approvazione delle principali politiche pubbliche, tanto che il nostro paese è stato a lungo preso ad esempio quale caso paradigmatico di partitocrazia. E tuttavia, le associazioni di rappresentanza sono attori cruciali del gioco democratico..."
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